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    situazioni di guerra
 

Domenica, 28. Gennaio 2007

situazioni di guerra
di brendaantrim1, 22:47



SITUAZIONI DI GUERRA

LEGGO DELL'ALTRO :
indice.beeplog.it/
Contingencies of War by Brenda Antrim. Rated PG13 for violence. No copyright infringement intended. A/U after book 4; no OotP spoilers. Regarding Alsvid, from Norse Myths: Gods of the Vikings re-told by Kevin Crossley-Hollands (Penguin, 1982): "Sun follows behind [the moon]. One of her horses is called Arvak because he rises so early, and the other Alsvid because he is immensely strong."
The 'giant's grave' refers to unusual hog-back stones in St. Andrew's churchyard at Penrith in the Lake District. The Malfoy property in that area dates back to the same time period as the oldest part of Hutton-in-the-Forest, an absolutely gorgeous house northwest of Penrith that includes a 13th century tower, built to withstand invaders from Scotland. It's the kind of house a Malfoy would have, only without the dark magic objects!
Tradotto da Cuccussétte e Ulnaris de Danaan - generale, dramma - v.m. 14 per la violenza - è a\u rispetto al 5 libro e non ha spoiler su esso - due note dell'Autore: l'Alsvid è un cavallo magico della mitologia vichinga; le 'Tombe dei giganti' sono bizzarre pietre nel cortile della chiesa di St. Andrews a Penrith nel Lake District - http://www.musgravemanor.homestead.com/PenrithChurch.html
ci si immagina che la Casa dei Malfoy sia contemporanea di una torre del 13 secolo che è a nord ovest della chiesa di Penrith ed è stata costruita per respingere gli invasori scozzesi. Qui l'Originale : http://www.bantrim.net/Contingencies.htm

 

Un Malfoy non viene mai preso impreparato. O ignaro. Un Malfoy fa strategia per qualsiasi possibilità dalla migliore al disastro; diritto divino e incrollabile determinazione legati a generazioni di talento nel comandare assicuravano che il grosso delle campagne si concludessero con la vittoria dei Malfoy.
Sfortunatamente, Malfoy non stava guidando quella guerra. Lo faceva Voldemort, ed era l'Oscuro Signore che diveniva sempre più instabile mentre i suoi piani per dominare il Mondo degli Stregoni fallivano. Troppa della sua attenzione era focalizzata su uno studentello sedicenne e nemmeno di lontano era diretta verso quanti rappresentavano davvero un pericolo reale e presente. L'ossessione era cresciuta negli ultimi anni, fino a quando Lucius Malfoy seppe che, alla fine, la vista corta di Voldemort, il carattere selvaggio e indisciplinato e l'odio avrebbero spezzato il sogno prima che potesse nascere.
Un Malfoy non combatteva mai dalla parte dei perdenti. E se lo faceva, si metteva del tutto certo di avere un piano di riserva.
Assai prima che Voldemort aspirasse il sangue di quel pivello di Potter e tornasse a una versione corporea di sé, dalla prima volta in cui l'Oscuro Signore cadde, Lucius aveva messo su quei piani. Stava soltanto coprendo qualsiasi possibilità, fino a quando non venne cacciato via dalle tenebre.
Perché una cosa che un Malfoy valuta assai è la continuazione della linea dei Malfoy. Quando Voldemort minacciò questa aspirazione, Lucius Malfoy disertò. Apertamente. In modo spettacolare.
Non fu scelta sua.
Fu sua responsabilità.
Per quanto fu capace nel recitare la sua parte, salvava i suoi vecchi amici quando ne abbisognavano, e giocava entrambe le parti del gioco. Fino a quando non fu costretto, e prese l'unica decisione che avrebbe assicurato che il figlio avesse un mondo da ereditare.
In retrospettiva, Lucius avrebbe additato quella circostanza per averlo sottratto al fianco dell'Oscuro Signore, al momento cruciale. Nei parecchi mesi trascorsi Severus aveva pattinato troppo vicino all'orlo, aveva suscitato troppe volte i sospetti di Voldemort, e Lucius aveva rischiato così tanto per sviare l'attenzione dell'Oscuro Signore. Quando la diserzione venne scoperta, era incapace di fermarla.
Tornandosene dalla sua ultima scorribanda, una missione infruttuosa per assicurare almeno la neutralità da un ennesimo contingente di creature magiche che avevano posto la loro alleanza con Dumbledore, Lucius borbottò, "Dannati Goblin impertinenti," tra i denti e si tolse i guanti ed il cappello, li gettò su un tavolinetto e poi percorse la stanza, diretto alla biblioteca.
A metà strada, un grido mozzato interruppe il suo ragionamento interiore.
Non era strano. I prigionieri nei quartieri generali del nord dei Mangiamorte gridavano spesso. La località, appena fuori di Carlisle, era stata scelta sia per il simbolismo della Tomba del Gigante ( non importava che i Gabbani pensassero che era solo una formazione rocciosa ) e per il relativo isolamento. Non era neppure particolarmente raro, per Lucius, di riconoscere la voce di chi urlava.
Era invece assai insolito che il riconoscerla lo fermasse nel corso delle sue azioni.
Agghiacciato nella sala, orecchie tese, ascoltò i lamenti della tortura uscire dalla gola di Arthur Weasley. Il coro di negazioni e maledizioni si affievolì, e Lucius si fece più vicino. Non si era atteso una mossa così baldanzosa, o piuttosto folle, da Voldemort. Ogni senso si fissò su quanto lo circondava, l'attenzione divisa tra stare ad ascoltare i gemiti e controllare che nessuno lo stesse controllando, Lucius giunse più vicino e in silenzio socchiuse la porta.
Macnair, ovvio; ce ne erano alcuni che si godevano un bel giro di tortura, per farsi le mani insanguinate come erano le sue. Lucius sentì il labbro arricciarsi, poi agghiacciò di nuovo nel sentire Macnair che grugniva, "Le barriere ! E' l'ultimo avvertimento che ti do, prima che ti faccia davvero male. Dimmi il segreto delle barriere di Hogwarts!"
Lo stomaco di Lucius si contorse. Se Voldemort avesse abbattuto tali barriere, non gli sarebbe importato di chi stava in mezzo. Ciascuno e chiunque sarebbero stati sacrificati per dare a Voldemort il suo Sacro Graal. Il pivello Potter sarebbe stato di certo l'unico sopravvissuto in quell'occasione, dato il suo comprovato talento per sfuggire alla morte certa. Lucius ebbe la sconvolgente premonizione che Draco sarebbe stato una delle vittime.
Deciso a sviare l'interrogatorio prima che Arthur cedesse, per quanto potesse essere forte, ogni uomo poteva rompersi sotto la pressione applicata nei punti adatti, Lucius abbandonò la copertura in favore dell'aspetto imponente, e avanzò nella stanza.
Appena in tempo per sentire Arthur gracchiare "Snape?" in un tono che esprimeva chiaro che considerava Severus Snape un salvatore, e non un nemico.
Lucius si fermò a metà passo, mentalmente maledisse gli svolazzamenti del mantello, che avrebbero fatto sì che Arthur, semi accecato dal sangue e dalle lacrime, lo scambiasse per un alleato. Fu troppo tardi.



"E perché pensi che Snape ti aiuterebbe?" chiese brusco Macnair.
Artur fece una smorfia. Così fece Lucius, ma a lui venne meglio. Macnair gongolò, e parve davvero compiaciuto. Volgendosi al fuoco, chiese sdolcinato, "Hai sentito, mio Signore?E' vero ! Snape è un traditore! Avevi ragione di essere cauto!"
"Certo che sì," rispose il gelido sibilo dalle fiamme. "Continua. Dimmi immediatamente quando hai le informazioni che esigo."
Lucius sentì il flebile echeggiare di un sottomesso 'Mio Signore' attraverso la distorsione della fiamma, e con so sollievo Voldemort si distolse dalla scena della tortura. Il vento fischiava nella stanza mentre la presenza dell'Oscuro signore se ne andava, e la temperatura dell'aria si alzò di qualche grado all'istante. Lucius chiuse gli occhi per un momento, prese un respiro profondo, e aprì bocca per rivelare a Macnair la sua presenza.
Di nuovo, prima di poter emettere suono, Macnair posò la bacchetta in mezzo al petto di Arthur, e sussurrò la maledizione.
Arthur si morse il labbro inferiore per trattenere le parole, ma fu per poco. Una lingua antica uscì strappata alla sua lingua, e Lucius quasi si morse il labbro appena si rese conto che l'Auror, per davvero, conosceva la chiave per le barriere di Hogwarts, e per disgrazia, stava rivelandole. Non per sua libera scelta, era stato vinto dal dolore dopo una dura lotta, comunque aveva ceduto.
Per buona fortuna Lucius doveva agire mentre Voldemort non stava più guardando, e Macnair era più duro di un crostino, così non si era reso conto del tutto di quanto Arthur stava cercando di dire.
Prima che potesse comunicare, Lucius sollevò la bacchetta e sussurrò, "Avada Kedavra."
Una luce sottile come una lama di rasoio sprizzò dalla punta della bacchetta e colpì Macnair tra le scapole. Una mossa della bacchetta di Lucius e un incantesimo di spostamento immediatamente seguì la maledizione, spostando il corpo legato e martoriato di Arthur da sotto il cadavere di Macnair, prima che potesse schiacciarlo.
"L-l-lucius?" balbettò Arthur quando di nuovo Lucius fece ondeggiare la bacchetta, e le corde insanguinate caddero dalle membra che così a lungo avevano tormentato.
"Zitto," sibilò Lucius in risposta, si chinò e tirò in piedi Arthur. Senza sorprese, Arthur vacillò, e Lucius passò il braccio attorno a lui. Bacchetta alzata, osservò la stanza con un'occhiata, e ascoltò rumori di scoperta. "Non abbiamo tempo," disse placido, dritto nell'orecchio di Arthur. "Se vuoi sopravvivere, litiga dopo. Fai quello che ti dico."
Gli occhi blu lo osservarono sbattendo le ciglia macchiate di sangue, un'occhiata sconcertante e acuta, poi Arthur annuì e provò a stare in piedi da solo. Al secondo tentativo fu più stabile, e Lucius cennò in approvazione.
"Piano, adesso," disse, tenendo una mano su Arthur e la bacchetta stretta in difesa nell'altra. "Tieni duro." A malapena attese che Arthur stringesse tutte e due le mani attorno al suo braccio prima di Apparire.
Sapendo che Arthur non era in condizioni per distanze superiori a Hogsmeade, e necessitando di tempo per allertare le loro roccaforti del pericolo imminente da Voldemort, Lucius trasportò sé e Arthur al rifugio del nord, un castello in Cumbia che era della famiglia Malfoy da settecento anni. Invisibile ai Gabbani e pure alla gente magica, a causa di un eccellente accumulo di barriere, era il rifugio migliore.
O così pensò, fino a quando non Apparirono e trovarono una festa di Caccia al Gabbano per Mangiamorte di alto rango già appostati.
Imprecando tra i denti, trascinò Arthur dietro a lui in uno dei tanti passaggi segreti che tagliavano le mura, Lucius affondò nella rabbia per l'uso della sua proprietà a sua insaputa, una volta in più irato per l'arroganza di Voldemort. Sapendo che avevano poco tempo prima di venire scoperti, scivolò silenzioso nei corridoi bui e cauto entrò in una stanza in disuso. In sottofondo, potevano essere sentiti gli urli dei Gabbani echeggiare tra le pareti di pietra grigia.

"Come te la cavi, Arthur?" chiese allungandosi verso la Polvere Floo che era sulla cappa. Era proprio il minimo per le loro necessità; due comunicazioni rapide ed una fuga.
"Sopravvivo," grugnì Arthur tra i denti, seguito poi da un prevedibile, "Perché stai facendo questo?"
"Più tardi," lo azzittì Lucius, poi gettò della polvere nel fuoco. "Dimora Malfoy," disse chiaro. Un istante dopo ficcò la testa nelle fiamme.

Narcissa non era sola. Gli occhi della donna si sgranarono quando lo vide, e il suo solito sorriso era più rigido del solito.
"Ciao, mio amore," disse placido. "Una situazione imprevista mi ha tenuto in ufficio. non so quando sarò a casa. Forse stasera dovresti fare senza di me, stasera."

Seppe dal breve cenno quasi impercettibile che aveva recepito il messaggio. Correre, rapidi, e non guardarsi indietro, poiché tutto è stato rivelato. Andare in un posto sicuro e non uscirne fino a quando non fosse venuto a prenderla. Il sorriso di lei si addolcì.
"Addio, mio caro," gli disse. Lui le sorrise in risposta.

"Addio." Tirò fuori la testa dalle fiamme e si voltò verso Arthur. "Avverti la tua famiglia. Fai in fretta. Devono andarsene prima di essere scoperti."
Il crescendo di grida si interruppe, lasciando dietro un silenzio echeggiante, che fu poi interrotto dalla risata di uno stregone. Arthur appariva verde sotto il sangue ora seccato sulla pelle.
Arthur preseun pizzico di polvere Floo e lo gettò nelle fiamme; disse incerto, "La Tana."
Lucius per istinto si ritrasse nell'ombra. Il grido inorridito di Molly Weasley nel riconoscerlo, fu purtroppo udibile,e Lucius sibilò, "Svelto!"
"Non ho tempo per parlare, cara Molly, ma dovete andarvene da lì. Tu - Sai - Chi è sulla strada, così, andatevene! Ci troviamo a nord."
Prima che Molly potesse di nuovo ululare, Lucius afferrò Arthur per il cappotto e lo spinse fuori dalle fiamme. Arthur si voltò verso di lui, e Lucius lo afferrò prima che cadesse.
"Stanno arrivando," disse calmo e infatti fu così. Passi risuonarono sui gradini di pietra. Il loro tempo era scaduto.
Lucius gettò l'ultima polvere Floo nel fuoco, passò il braccio attorno alle spalle di Arthur e lo condusse nelle fiamme. "The Black Thistle," ordinò, e un momento dopo facevano la tortuosa via con la rete Floo verso uno dei meno conosciuti erboristi di Hogsmeade.
Era la sua casa segreta e posto d'incontro con Severus. Che non lo avrebbe aspettato, ma aveva lasciato istruzioni dettagliate che la stanza al piano do sotto venisse sempre lasciata vuota e ben serrata. Aveva anche lasciato alcune pozioni curative d'emergenza là, una buona cosa, date le condizioni in cui Arthur era quando rotolò a terra.
Lucius si scosse lesto la polvere e si voltò verso Arthur, che stava cercando lentamente di alzarsi dal mucchio che formava a terra. Lucius puntò la bacchetta alla peggiore delle ferite e borbottò n incantesimo Sanguinaria per tamponare l'emorragia, poi si allungò verso una manciata di bottiglie. Una per lo shock, una per la resistenza, una per alleviare il dolore senza rendere la vittima incosciente; una dopo l'altra, le stappò e le versò in gola a Arthur.
Questi stava ancora deglutendo l'ultima quando il dolore si fece strada attraverso il braccio sinistro di Lucius, quasi paralizzandolo.
"No !" ringhiò a denti stretti. "Lo sa." Ignorando lo sguardo di domanda di Arthur, Lucius agguantò un'altra bottiglia, una che abbassava la magia che correva nel suo corpo. Per disgrazia, avrebbe offuscato la sua abilità difensiva, ma pure azzittiva il dolore della chiamata dell'Oscuro Signore, che irata spaccava le ossa. Gettando la bottiglia vuota, guardò Arthur. "Riesci a muoverti?"

"Sì," rispose Arthur, e ne diede prova alzandosi in piedi e dirigendosi alla porta con più energia di quanta ne potesse esibire Lucius. "Dove andiamo?"
"Hogwarts," gli disse Lucius.
Arthur si fermò sui suoi passi. "In nessun modo," grugnì. "Non so a che gioco giochi, Lucius, ma non ti riporterò dentro le barriere della scuola!"

Lucius poteva averlo raggirato.
Voleva maledirlo ma non era certo di avere abbastanza energia magica disponibile, sopita come era dalle pozioni. "Hai messo Severus Snape in un pericolo mortale, e andremo ad accertarci dannatamente bene che se la cavi. Abbiamo anche da dire a Dumbleodre che le barriere possono essere compromesse. Hai blaterato abbastanza degli incantesimi di fondazione da condurre Voldemort a un passaggio tra essi, e non ho dubbi che ci fosse un incantesimo registrante nella stanza. Macnair non può dire quello che sa, ma Voldemort può leggerlo nell'aria, e se non arriviamo prima dei Mangiamorte, tuo figlio e il mio moriranno."
Senza altra parola, Lucius superò Arthur e andò alla porta. Un attimo dopo sentì Arthur camminargli dietro. Senza perder tempo in preamboli, Lucius gli disse, "Dovrai essere la nostra difesa magica. La pozione che ho bevuto mi rende inutile, come un Magonò."



"E perché diavolo l'hai presa allora ?" chiese infuriato Arthur.
Lucius tirò su la manica, e alzò il braccio. Il Marchio era gonfio e livido, ai bordi versava sangue e al centro pulsava. "Per mettere un freno a questo fino a quando non potrò farci qualcosa."

Non aspettò mentre Arthur vomitava nella pila alle sue spalle. Non disse nemmeno a Arthur che non aveva idea di cosa potesse farci. Se ne sarebbe preoccupato non appena avesse avvertito Severus e Dumbledore, e si fosse assicurato che il figlio fosse al sicuro. Se fosse sopravvissuto abbastanza a lungo.
Quando gli alberi intralciarono l'ultima visuale di Hogwarts, Lucius estrasse la mano per fermare l'estremo agguato di Arthur. Sbirciò per rendersi conto, e non vedendo nessuno, Lucius colse l'occasione e fischiò, un suono basso e dolce che si diffuse
"Alsvid," lo salutò educato Lucius. "Ti imploriamo di lasciarci far affidamento sulla tua forza, se potrai portarci." L'essere scosse la criniera lucente una volta, in accordo, poi piegò una zampa massiccia. Le ali aggraziate si chiusero sul corpo elegante e Lucius si inchinò in ringraziamento. "Seguimi, Arthur."
"Allucinante," borbottò Arthur alle sue spalle, ma lo seguì,
nell'aria. Arthur aprì bocca per fare un'altra domanda, ma prima che potesse, un grosso cavallo alato grigio sbucò dagli alberi. arrancando a fatica sulla larga groppa. "Sono davvero allucinato. Prima Malfoy mi salva la pelle e poi Pegaso esce dalla foresta e ci dà uno strappo."
Il cavallo diede un nitrito adirato, e Lucius gli disse, "Ti prego, Arthur, è nordico, non Greco. Ora fai piano e tieni duro !" Le ultime parole furono un colpo, mentre le ali grandi si spiegavano e presero a battere l'aria, staccandoli all'improvviso da terra.
Fu una cavalcata rapida, incredibilmente gelida, e fluida. Lucius strinse la mano nella criniera lucente e con l'altra trattenne i polsi di Arthur, rannicchiato al centro e disperato com'era. Non molto distante dalle barriere estreme di Hogwarts, Lucius premette il ginocchio destro con delicatezza sulla spalla di Alsvid, e presero a scendere.
Una volta di nuovo a terra, Lucius saltò con garbo a terra mentre Arthur scivolò sgraziato in ginocchio accanto al cavallo. Ignorando i commenti increduli sul volo emessi dal compagno, Lucius si voltò verso l'essere e delicato carezzò la criniera serica.
"Grazie," disse piano. Un'orecchia appuntita si piegò verso di lui. "Ancora una volta mi hai salvato. Sono in debito con te." Quello gli guadagnò un nitrito accorato, poi il cavallo si ritrasse, scosse le ali, e prese di nuovo l'aria. In un attimo, era sparito.

Lucius si voltò e vide Arthur, di nuovo in piedi, braccia aperte, bacchetta in una mano, e sembrava alla fine della sua pazienza. "Voglio delle risposte, e le voglio adesso!" gridò
Arthur.
"Dopo," fu tutto quello che Lucius ebbe tempo di dirgli, prima di spingerlo da parte, via dall'attacco di un Mangiamorte che gli giunse rapido alle spalle.
 "Usa la tua bacchetta !" urlò, poi si spostò dalla traiettoria di una maledizione dal movimento rapido.
Il Marchio pulsò all'unisono con gli attaccanti, e tre di loro arrivarono vicini. Lucius lo ignorò ed estrasse un pugnale dalla custodia all'interno dello stivale sinistro. Torcendosi e spostandosi accanto mentre il Mangiamorte caricava, Lucius calciò la gamba destra e prese lo stregone dritto nel lato del ginocchio sinistro. Con un umido rumore di cosa rotta e un grido soffocato, l'attaccante cadde.

Un pugno sui capelli, un rapido colpo all'indietro del capo, e un taglio dritto del pugnale, e il grido finì di colpo come era iniziato.
Lucius affondò la lama per terra per pulirla in modo rozzo, e si volse alla battaglia. A quel punto Arthur era uscito dal suo stato di shock e si era unito alla mischia, abbattendo il secondo Mangiamorte con una Maledizione Inciampante. Il terzo gli fu addosso prima che potesse fermarne la corsa, e Lucius osservò il combattimento da vicino fino a quando non vide un varco. Sollevandosi dal terreno con la lestezza di un serpente in agguato, affondò con forza il pugnale. Penetrò a fondo, tra le costole e oltre, rompendo cuore e polmone. Lo stregone si scosse e tremò, e la bacchetta ondeggiò incontrollata. Lucius non poté abbassarsi in tempo per schivare la maledizione.
Il dolore sbocciò sul fianco, corse lungo i nervi fino alla colonna vertebrale e da lì si irradiò nelle estremità. Lucius strinse la mascella e cercò di ignorare la sofferenza per quanto poté; si piegò sul corpo che si agitava. Liberando il pugnale, Lucius si mosse versi l'unico Mangiamorte sopravvissuto, che ancora grugniva per la maledizione di Arthur. Tagliargli la gola fu lavoro di un attimo. Lucius pulì rapido la lama sul bordo macchiato di una veste bianca e ripose il pugnale nella custodia.
"Buon dio, uomo, che hai fatto?"
Lucius sospirò. "Quello che era da fare, Arthur," disse sfinito, mentre il dolore si annodava sempre più stretto attorno a lui. "Ora devi finire il lavoro." Si accasciò di colpo, stringendosi il corpo come per contenere il dolore che ora saettava nei suoi muscoli
"Vai… avverti Severus… dillo a Albus…" rantolò il suo più prezioso incarico con l'ultimo fiato. "Tieni mio figlio al sicuro."

Attutito dalla cortina del dolore, sentì Arthur tirare il braccio, cercava di sollevarlo. Tempo sprecato. Occasione sprecata. La loro sola occasione. Desiderò di avere forza sufficiente per maledire Arthur per la sua nobiltà sciocca e per l'inutile eroismo… fino a quando non sentì un deciso pizzicore in risposta alla maledizione che si muoveva dentro di lui e che nulla aveva a che fare con il dolore. La pozione stava svanendo, in quanto l'attacco magico aveva ridestato la magia innata in un estremo tentativo di salvarlo. Forzando la mente nel sopravvivere, una specialità tutta Malfoy, all'improvviso sghignazzò.
Arthur abbassò il braccio e si ritrasse in estrema sorpresa. O forse era poiché il ghigno assomigliava a una convulsione invece che a qualcosa di divertente. Non aveva importanza. Diede a Lucius tempo per muoversi.
"Se credi di dovermi portare," ansimò, "Permettimi di alleggerirti il carico." Si concentrò radunando tutta la sua magia, ignorò la sorgente di dolore del Marchio, e la respinse nelle ossa, sentendo il cambiamento fonderlo.

Quando Arthur esitante lo sollevò e prese a correre verso Hogwarts, Lucius piegò le zampine sul petto e strofinò le orecchie baffute contro il collo di Arthur. Almeno, in quella forma il Marchio Oscuro non doleva. Ora, se solo Arthur poteva portarli a scuola prima che si dissanguasse a morte, potevano riuscire a salvare qualcosa di quella farsa.
Più di una volta nell'incerto terminare del loro volo, la sofferenza che lo perforava ad ogni scossa goffa, Lucius desiderò che Arthur non fosse un così stereotipato Grifondoro e lo avesse lasciato a morire. Ovvio non lo desiderava: arrendersi alla morte era arrendersi, e i Malfoy non si arrendevano. Ma questo non gli impedì di desiderarlo. Più volte.
Da dentro il suo nodo doloroso, le orecchie innaturali e appuntite ascoltarono la conversazione sulla sua testa.in altre circostanze poteva essere divertente. Arthur si gettò contro le porte di Hogwarts, e gridava aiuto a pieni polmoni.

Dato che era coperto di sangue e di lividi, e portava tra le braccia un gatto selvatico sanguinante, senza dubbio dovette spaventare a morte i ragazzini riuniti nella sala davanti. Hagrid fu il primo a vederli, e arrivò dall'esterno.
"Signore !" esclamò, e le mani immense si protesero verso Lucius, che pensò che forse poteva soffiare e graffiare. Ma qualcosa nel suo io animale riconobbe l'animo gentile di Hagrid, e riuscì solo a giacere tra le braccia di Arthur e ansimare. "Fammi dà 'na mano 'on quello!"
Con sua riconoscenza, Arthur rifiutò. "No ! Pomfrey! Animagus !
Hagrid rimase lì con un'aria perplessa sulla faccia barbuta. Incapace di trattenersi, Lucius cacciò un verso di fusa rassicurante. Una volta ebbe iniziato sembrò non poter fermarsi; non era mai stato ferito gravemente in forma felina, ma sembrò essere la sua naturale risposta alla ferita: fare le fusa fino a scuotere la pelliccia.
Stava riflettendo sullo strano fenomeno, cercando di non svenire dal dolore, quando Dumbledore si fece strada per le scale, con quel vecchio pipistrello di un vicepreside al fianco.
"Arthur, ti prego, di qua. "posò la mano sulla spalla di Arthur, a centimetri dalla testa di Lucius, e questi tremò per l'onda di energia magica che si riversò fuori di lui.
Si sentì bene, più rafforzato, rassicurato; si sentì malissimo, mentre la magia oscura infissa nella sua anima rispose con sfida, raddoppiando l'esternazione di ira di Voldemort; quasi lo tramortì quando le due forze si contesero il suo corpo martoriato. Incapace di trattenersi, gettò un tremulo, disperato miagolio.
"E chi è questo?" brontolò Dumbledore quando la Medistrega Pomfrey volò giù per le scale incontro a loro, levitando una barella dietro di sé e facendo disperdere gli studenti curiosi davanti a sé. Accanto a Dumbledore, gli occhi della McGonagall si sgranarono, e Lucius sbottò come risposta ostile."Oh, guarda te," disse meravigliato, "Che… strani occhi che hai. Non credo di aver mai visto una Lince Nordica con occhi argentei." Gli stessi occhi di Dumbledore stavano ammiccando in modo disgustoso, e Lucius glielo fece capire.
"Cosa è questa confusione?" chiese impaziente la Pomfrey e si affrettò verso di loro. "Hagrid, hai portato l'animale -"
Lucius la graffiò, una zampa si distese, con gli artigli sfoderati, mentre Arthur lo carezzava e lo teneva stretto al petto, quasi soffocando Lucius e provocandogli un dolore tale che poté solo lamentarsi più forte.
"No, stregone, amico, animagus," ansimò Arthur.
"Non credo che Hagrid sia la migliore scelta per la sua cura," aggiunse Dumbledore.
"Più che adeguata," indirizzò la McGonagall, roteando gli occhi verso lo sguardo infantile di Dumbledore.
Dumbledore ! Aiuto!" La voce divenne più forte ad ogni parola fino a che gridò, ferendo le orecchie delicate di Lucius e strappandogli un soffio.
A quel punto Arthur diede una mossa alla discussione, ondeggiò barcollando e svenne, sempre stringendo Lucius al petto. Pomfrey piazzò la barella dritta sotto di loro e, per fortuna, Arthur vi piombò sulla schiena, così da non uccidere Lucius schiacciandolo. Lucius squittì, miagolò scontento, e riprese a fare le fusa.
Facce curiose sbucavano ai lati mentre si affrettavano in infermeria. Lucius cercò di guardare in cerca del figlio, cercò di trovare il suo amico, ma non vide né Draco né Lucius. L'oscurità stringeva gli angoli della visuale e perse terreno nella battaglia magica che avveniva dentro di lui.
Una volta che furono trasferiti a un lettino dell'infermeria, Dumbledore si chinò e con delicatezza scostò le braccia di Arthur da Lucius mentre la Pomfrey lanciava un incantesimo diagnostico sul letto di Arthur.
"Bene, qui qualcuno sapeva qualcosa di medicazioni. Il peggio delle emorragie interne sono state fermate, e il sistema mostra tracce di pozioni magiche…" Continuò il monologo mentre Dumbledore si protendeva su Lucius. Prima che le mani potessero davvero toccare la pelliccia, chiese gentile, "Posso ?"

Lucius si sollevò e leccò la mano più vicina. Dumbledore sospirò, lo sollevò con estrema accortezza e lo posò sul lettino accanto a quello di Arthur. Con delicatezza carezzò la pelliccia di Lucius, ed ogni tocco allontanava il dolore della fattura lanciatagli addosso; Lucius si rovò a poter respirare senza fatica per la prima volta da parecchie ore.
"Ma guarda in che brutto guaio ti sei cacciato," disse Dumbledore, ma Lucius non sapeva se stesse parlando a Arthur o a lui. "Mi chiedo…" Si voltò verso la Pomfrey, che aveva smesso di parlare tra sé e stava applicando diverse magie curative alla persona di Artur, che era ancora svenuto, e chiese, "Quando possiamo aspettarci che Arthur si svegli e ci ragguagli con le sue avventure, Poppy?"
"Potrebbero volerci ancora ore, Albus" rispose netta. "E' proprio messo male."
Non può essere, pensò Lucius. Non hanno tempo. Devo avvertirli. Adesso. Per Draco. Per Severus. Per tutti loro.

Digrignò i denti fin quasi da rompere la mascella, tese ogni muscolo nel corpo, lottò contro il dolore e la spossatezza e la magia perversa che ancora lo affliggeva, e si gettò nella trasformazione.
Fece male. In modo spaventoso. Il Marchio sul braccio si gonfiò come se un ferro rovente vi venisse conficcato. La maledizione aggredì costole e fianco fino a che non volle strapparsi via la carne di dosso pur di liberarsene. Ma era di nuovo umano, e poteva dare avvertiment
i.



"Pietà!" esclamò la Pomfrey, sovrapponendosi alla McGonagall e al suo, "Per carità di Merlino!" e quasi sommerse il calmo "Buona sera, Lucius." dato da Dumbledore.
Fissando negli occhi il Preside, Lucius buttò fuori, "Le barriere sono compromesse. Avverti Severus. E' stato tradito." Rantolò per respirare e poi riuscì a dire, "Proteggete mio figlio !" Le parole rassomigliarono ad un ordine accorato, ma non ne vide l'esito. Il fuoco esplose dentro di lui in un'ondata e gli occhi si rovesciarono nel cranio mentre il corpo veniva scosso da convulsioni.

Nella biblioteca, la testa sepolta in un libro di artimanzia avanzata in un disperato tentativo di scuotere via il terrore che avvertiva dal momento in cui, quella mattina, si era alzato. Draco Malfoy all'improvviso si piegò in due per il dolore. La mano sinistra afferrò il braccialetto che stava al polso destro, da dove un colpo di energia lo aveva appena straziato. Si alzò così rapido che sbatté sul tavolato, ignorò lo sguardo interrogativo di Madama Pince, costrinse le dita a spostarsi e fissò il peso della fascia di platino.
Una testa di drago, per sé. Una lince che sbuffa, per il padre. Un fiore a stelo lungo con petali a tromba per la madre, al centro.
La corolla era strappata, i petali caduti.
Lo sbuffare della lince era una smorfia di sofferenza, un volto di moribondo. E stava brilando.
Suo padre era lì. A Hogwarts. Ferito.
Sua madre…
Sua madre era morta.
Draco corse in Infermeria più svelto di quanto mai avesse corso in vita sua.
Piano dietro di lui sentì il Capo della sua casa chiamarlo, ma non rallentò. Non aveva tempo.
Qualcosa andava davvero male.
Draco si precipitò in Infermeria, e quasi cadde quando vide quello che temeva; suo padre, giaceva malato in un letto, alla mercé di Dumbledore. Si fece strada a fianco di Lucius, e si fece avanti timido. Posò la mano sulla spalla tremante e disse intontito, "Padre?" poi aggiunse più piano, "Mamma?"
Dumbledore cercò di scostarlo, mentre la Pomfrey sollevò la bacchetta, e stoffa resistente salì dai lati del letto per fermare lo scuotersi del corpo di Lucius. Un morbido involto di stoffa gli venne ficcato nella mascela, un altro gli avvolse la testa, mentre la Pomfrey faceva quanto poteva per chiudere gli squarci. Draco respinse la stretta di Dumbledore, solo per agghiacciarsi quando sentì il Professor Snape affermare placido, "Draco, smettila. Calmati."
Alzò gli occhi sfocati per fissare indifeso Snape, che stava accanto a lui, a braccia incrociate, e lo fissava. Senza una parola, Draco sollevò il braccio e mostrò a Snape il bracciale.
Il volto di Snape si addolcì, e scosse la testa addolorato. "Mi dispiace, Draco," disse dolce. Poi Lucius siinarcò con tanta violenza che il lettino si mosse, e non ci fu più tempo per la compassione, solo paura, mentre Draco guardava intimorito il padre e si chiedeva se sarebbe stato due volte in lutto in quella giornata.

Severus Snape fece una smorfia e si strinse il braccio, le ginocchia quasi cedettero per l'intensità dello scontento dell'Oscuro Signore. Non sapeva cosa avesse preparato Voldemort, ma doveva scoprirlo. Nella sua strada per trovare Dumbledore, nell'infermeria con recenti ospiti che erano giunti alla scuola e di cui i ragazzi sussurravano, prima di rispondere alla chiamata del suo padrone, vide Draco Malfoy correre come un pazzo su per le scale. Il ragazzo aveva un aspetto orribile, occhi immensi in una faccia così pallida da sembrare quella di un morto, capelli che volavano dalla sua testa come se qualcuno li stesse tirando, e un'aria di disperazione nel giovane uomo di solito vanesio.
Stava andando in Infermeria.
Snape ebbe una bruttissima sensazione a questo. Non credeva alle coincidenze. Credeva alle beffe della sorte. E sapeva che, qualsiasi cosa avesse trovato in Infermeria, non gli sarebbe piaciuta.
Un'ondata di dolore incandescente pulsò nel braccio, si diffuse nel corpo, e prese un respiro profondo. Salì i gradini più svelto che poté e si ficcò in Infermeria.
Si bloccò così all'improvviso sui suoi passi, che quasi cadde in avanti, alla vista di Lucius Malfoy, viso contorto dal dolore, che veniva trattenuto da Poppy Pomfrey e Albus Dumbledore. Accanto a lui stava in piedi Draco, e sembrava sul punto di crollare in qualsiasi momento. Sul lettino accanto al suo giaceva Arthur Weasley, ovviamente torturato.
Bene. Pareva che la loro sistemazione segreta non lo fosse più. Lucius aveva salvato una spia di Albus di troppo.
Severus prese un bel respiro e avanzò mentre Albus si protese e cercò di togliere Draco dal percorso di Poppy, così che potesse soccorrere Lucius. Draco lo respinse, le lacrime presero a scorrere lungo le guance, e la bocca si strinse in una smorfia che aveva ereditato dal padre. Severus accorse e mise una mano per trattenere Draco per la spalla.
"Draco, smettila. Calmati."
Il ragazzo alzò gli occhi su di lui, e poi in silenzio gli mostrò la placca appesantita del sigilo del braccialetto che gli circondava il polso destro. Severus riconobbe nel segno che Lucius era gravemente ferito, prossimo alla morte, impersonata dal corpo dello stregone che si contorceva davanti a loro. Il segno di Narcissa era permanentemente sfigurato, segno innegabile che era morta. Severus chiuse gli occhi.
Oh, sì. Altro che segreto. Esposto in ogni modo, davvero.
"Mi dispiace, Draco."
Nello spazio di un battito del cuore, il vetriolo che mangiava il suo corpo dal Marchio Oscuro si intensificò, e fu insopportabile. Nello stesso momento, Lucius ebbe le convulsioni. Severus a malapena poté vederlo nella sfocatezza della sua stessa vista.
Non era quello il modo in cui s'era aspettato di morire.
"Tieni duro, Lucius!" stava gridando Dumbledore, e Draco sobbalzò, "Padre!" accanto a lui, e Severus lottava per respirare, e il cuore gli sentiva come se fosse stato strappato dal petto.
"Troppo forte," annaspò, cercando al meglio di non gridare per l'acuta sofferenza. "Non posso reggere ancora per molto !"
Da molto lontano, sentì la voce di Potter dire decisa, "Io posso."
Poi una sbarra d'acciaio, che si accompagnava a quella stretta attorno al torace sbucò sull'avambraccio, e Severus sentì come se la sua anima venisse risucchiata attraverso il Marchio.
Non sapeva di avere ancora abbastanza anima per sentire così male.


Rannicchiato in una larga sedia nella Sala Comune Grifondoro, Harry cercò di ignorare il mal di testa che stava cullando da tutta la sera e concentrarsi nel testo di Trasfigurazione. Aveva studiato con Sirius, fuori dal curriculum solito, seguendo la tradizione di famiglia, e stava cercando indizi su come controllare le sue reazioni al molto tempo passato nella sua forma illecita di animagus.
Il padrino gli aveva dato tutto l'aiuto che poteva, ma era un cane. Non aveva molte idee su come gestire l'essere un gheppio. Harry sghignazzò al ricordo dell'ultima volta in cui avevano giocato insieme. Padfoot leccava e annusava, cercava di prendergli una penna dalla coda mentre Harry si tuffava in picchiate dall'alto.
A metà ricordo, il vago indolenzimento si trasformò in uno stemma di teschio, e Harry fece cadere il libro per afferrarsi la fronte con entrambe le mani. "Tradimento!" gridò, e balzò in piedi ignorando gli urli degli amici, che si erano radunati attorno a lui, e che lo riempivano di domande.
Seguendo un impulso che non lo portava a dare risposta alle domande, scappò via dalla stanza, lasciando lì gli altri.
Non seppe dove stesse andando fino a quando non ci arrivò. Quando ci fu, fissò in perversa attrazione Lucius Malfoy, col figlio e Snape al lato del letto, e Dumbledore all'altro, poi Arthur Weasley, cje sembrava come se fosse stato investito da un camion, del tutto incosciente sull'altro letto.
"Non posso reggere ancora molto!" stava dicendo Snape.
"Io posso," rispose Harry, e camminò fino a fermarsi ai piedi del letto di Malfoy.
Nel silenzio assoluto che lo accolse, seguì l'istinto che lo stava guidando da quando la sua testa aveva cercato di rompersi. Avanzò verso Snape, allungò la mano destra stringendola attorno all'avambraccio sinistro di Snape, e la destra attorno a quello di Lucius.
"Cosa diavolo stai facendo?" sbottò Draco. Abbastanza strano, o forse non così sorprendente, Dumbledore non disse una parola, ma lo osservò.
"Faccio il mio meglio," disse Harry con una decisione che non riusciva a comprendere del tutto, anche se sapeva di poter fare quanto faceva. "Getto la rabbia del bastardo dritta in faccia a lui."
Con quello, chiuse gli occhi, e avvertì la malevolenza pulsare attraverso i marchi rossi come il fuoco sotto i palmi, e si concentrò sul dolore che gli trafiggeva il cranio. Grida di morte riempirono la sua testa, quelle di sua madre, di suo padre, di Cedric, di Malfoy, di Snape, le sue stesse. Respingendole verso il muro dell'oscurità con ogni cosa avesse dentro di sé, Harry gridò, "Non stavolta, non lo farai!"

Fu un'adunanza di forze magiche come Albus di rado aveva visto nella sua vita lunga ed avventurosa. Rabbia, certo, e follia, determinazione e dolore, ed il puro rifiuto di soddisfare i desideri che mai avrebbe immaginato. La magia divenne visibile nell'aria mentre Harry e Voldemort lottavano per le vite di Lucius e Severus. Brillava la pele dove le mani incontravano le mani, e il malefico rosso nero del Marchio malvagio si espandeva e si contraeva e Harry portava avanti la ribellione in Lucius e in Severus contro il loro ex padrone per rinforzare la sua stessa energia.
In verità, Voldemort non aveva possibilità.
E in particolare non ne ebbe quando Dumbledore posò la mano alla base del cranio di Harry e riversò la sua stessa forza difensiva nella mescolanza.
Nebbia argentata si levò da Lucius, abbinandosi a quella verde smeraldo che saliva da Severus e a quella cremisi di Harry, unite insieme da quella azzurro profondo di Albus. Turbinò sui quattro stregoni, le mani di Harry si strinsero sulle braccia di Severus e di Lucius, fino a che le nocche non gli divennero bianche. E poi scomparve con un lampo accecante.
Albus inciampò indietro, grato della mano forte di Minerva sulla sua schiena. Harry crollò ai piedi del giovane Draco, mentre Seveus ondeggiò ma rimase in piedi, e fissava l'avambraccio scioccato. Sul lettino, l'agitarsi s'era fermato, e Lucius giaceva nell'incoscienza,pacifico.
Mentre Albus osservava, trattenendo il fiato,Poppy si precipitò e prese a medicare le ferite di Lucius. Prima si agitava troppo perché potesse trattarlo nel modo adeguato. Draco, muovendosi lento, era senza dubbio in shock se quello che Albus sospettava era vero, e aveva perso sua madre quel giorno, si chinò e passò un braccio attorno a Harry, e lo accompagnò al carrello vicino a Lucius.
Poppy poi si rivolse a Harry, si chinò su di lui ed esclamò stupita, "Bene, qualsiasi cosa abbia fatto, , non pare che lo abbia danneggiato. Di certo ora vorrà dormire per una settimana, ma per il resto sta bene!"
Albus sorrise e scosse la testa. Ma che giornata interessante stava venendo fuori.
"Cosa è successo?" chiese all'improvviso Arthur, e parve abbastanza suonato.
Albus diede un'occhiata a Severus, che controllava il braccio di Lucius e lo trovò libero dal Marchio Oscuro, come il proprio, e poi Draco, che girava vicino al letto di Harry e sembrava confuso, poi di nuovo verso Arthur.
"Veramente speravamo che tu ce lo potessi dire, Arthur."
Non aveva detto due frasi di spiegazione quando Albus si rese conto che le barriere erano a rischio. Con un brusco, "Torno prima che posso, Arthur," si diresse alla porta, Minerva alle calcagna, e chiamavano Flitwick.
Il resto della notte fu passato nel consolidare le barriere, cambiare gli incantesimi delle fondamenta e proteggere Hogwarts da possibili incursioni di Voldemort e dei suoi Mangiamorte. Da quando ebbero finito, avevano perso la colazione, e Albus si sentì come se, lui pure, potesse dormirsene una settimana.
Entrò nel suo ufficio, sorrise deciso alla vista di Fawkes, appollaiata sulla spalla di Severus, e strofinava la testa contro la guancia dello stregone. Una volta tanto, Severus parve non badare alle attenzioni premurose della Fenice.
"Come ha fatto, Albus?" chiese placido Severus. "Mi sento… libero. Suona ridicolo, ed impossibile da credere. Come ha fatto il ragazzo a spezzare i miei vincoli ? E quelli di Lucius?"
"Harry è un sopravvissuto, Severus," rispose Albus, altrettanto calmo, e con sollievo delle ossa doloranti si accomodò nella poltrona bene imbottita. "Ha avuto l'amore della madre, ha il mio sostegno, ha il tuo desiderio di essere libero e la volontà di sopravvivere di Lucius, e infine aveva la determinazione di un giovane mago. Voldemort stava amndando una maledizione mortale su Lily, e contro il piccolo Harry. Harry ha la capacità unica di respingere quella particolare magia, e rimandare l'energia mortale. Questo fece la prima volta, si salvò la vita. Questa volta, ha salvato altri due. Un debito stregonesco è una cosa complicata e potente oltre ogni immaginazione."
"Come Lucius ha salvato me, e parecchie volte."
Lentamente Severus si alzò dal sedile e prese a camminare. Fawkes trillò perché aveva perso la mano che carezzava le penne, ma se ne tornò al posatoio dietro alla cattedra senza nessuna altra protesta. Albus fissò Severus per un attimo, e attese spiegazioni ulteriori; quando non ne arrivarono, con garbo lo spronò.
"C'è qualcosa che hai bisogno di dirmi, ragazzo mio ?"
Severus gli diede un'occhiata rapida, sia di esasperazione che di resa. "Come pensi che sia sopravvissuto facendo la spia per te, da quando è tornato l'Oscuro Signore ?" Senza attendere risposta, Severus se ne tornò indietro per fermarsi davanti alla cattedra, e appoggiò i pugni sulla superficie di legno lucidato. "Voldemort è folle. Paranoico, sadico, e del tutti pazzo. Non sarei sopravvissuto alla nuova iniziazione, e tanto meno alle tante chiamate che ho ricevuto, senza assistenza. Altolocata, impeccabile, del tutto segreta assistenza."
"Di Lucius." Disse Albus per lui. Severus annuì. "Perché?"
"Domanda semplice, con così tante risposte quante motivazioni da parte di Malfoy," rispose secco Malfoy. "Il fatto resta, Lucius mi ha salvato la vita in parecchie occasioni, ed è stato responsabile dell'avermi passato alcune delle più utili informazioni che l'Ordine abbia ricevuto negli ultimi parecchi anni."
Albus annuì comprensivo. "Perché adesso si è rivelato?"
"Chiaro e immediato pericolo per suo figlio," rispose lesto Severus. "Mentre tu eri a risistemare le barriere, ho fatto una lunga chiacchierata con Lucius, e una più breve ma non meno ricca di informazioni, con Arthur Weasley. Lucius credeva che Voldemort non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di uccidere Potter, e siccome Weasley ha rivelato abbastanza dei segreti sulle difese di Hogwarts da render possibile un attacco, Lucius sapeva che chiunque si fosse trovato sulla strada di Voldemort, sarebbe morto. Dato che ovunque sta Potter, Draco è di certo in zona, Lucius sapeva che suo figlio poteva venire ucciso nell'attacco."
"Nessuno può biasimare Arthur," commentò dolcemente Albus.
"Sono assai consapevole di come… possono essere convincenti i Mangiamorte quando devono ricavare informazioni," disse rigido Severus. Incrociò le braccia sul petto e guardò lungo il naso.
Albus fece una lieve ammiccata. "Non era una critica, Severus." Questo gli guadagnò una sbuffata, così cambiò argomento prima che la conversazione prendesse altre vie. Albus diede a Severus un'occhiata valutatrice. "Ti fidi di Lucius?"
"Con tutta la mia vita," fu la risposta immediata.
Ricevere una simile inadeguata ammissione da un Serpeverde era un' accorata supplica. Albus scrutò Lucius. Si fidava di Severus. E, nei parametri delle autentiche doti di uomo, poteva fidarsi di Lucius Malfoy
Lo avrebbe solo tenuto assai d'occhio.
Quella notte, dopo un giorno reso più lungo dalla spossatezza e dall'attività caotica, Albus fissò le stelle incantate che attorniavano il baldacchino del suo letto e fece piani strategici. Il campo di battaglia era cambiato, e sarebbe cambiato anche lui insieme ad esso.


Era o inoltrato quando Lucius riaprì gli occhi. Dopo che quel pivello di Potter aveva… qualsiasi cosa avesse fatto… per togliere il Marchio Oscuro, Lucius aveva dormito per ore. Severus lo svegliò con la colazione, e tra toast e the Lucius e Arthur lo informarono sugli eventi del giorno prima.
Adesso, dopo un pisolino troppo breve, una voce stridula che aveva sentito provenire dal caminetto lo svegliò.
Molly Weasley sedeva al fianco del marito, gli teneva la mano in una delle sue, con l'altra carezzava i capelli, la faccia livida, la spalla, ogni parte di lui che riuscisse a toccare. Sopportò le sue smancerie con buona volontà e con un sorriso aperto sulla faccia.
Lucius chiuse gli occhi appena si fu reso conto della situazione, ma era troppo tardi. Lo aveva notato e si avvicinò al letto, intenzionata a parlargli. Tenendo gli occhi chiusi stretti, sperò che ignorandola sarebbe andata via, e fece del suo meglio per fingere di dormire.
Ovvio, la donna aveva avuto troppi bambini, poiché non solo non credette al suo tentativo, ma aveva lo sguardo più pesante che mai avesse sentito, eccetto per Voldemort stesso. alla fine, dicendosi di essere gentile, e non ignorante, Lucius sospirò e aprì gli occhi.
Molly lo guardò come se non sapesse se colpirlo o baciarlo. Qualsiasi opzione metteva a subbuglio Lucius, del tutto. "Cosa?" domandò stordito.
Stranamente, questo provocò un sorriso raggiante. La donna lo fissava come impazzita.
"E' una buona cosa quella che hai fatto, Lucius Malfoy, e ti ringrazio dal profondo del cuore per aver salvato la vita di mio marito. E per gli avvertimenti che gli hai dato, anche." Il sorriso scomparve e nubi tempestose si radunarono nei suoi occhi. "A malapena ho lasciato la casa quando un mucchio di Mangiamorte," buttò fuori il nome come se fosse veleno, "piombarono nella Tana. Dio sa cosa è rimasto dopo che quei maiali sono passati," Lucius riuscì a non sollevare il sopracciglio per disdegno come era sua abitudine, ma Molly non ci fece caso. Continuò a parlare di Apparire e correre, e cosa avrebbe fatto a quei codardi ecc ecc, quando li avrebbe presi ecc ecc… Lucius fece abbassare le parole e la tiritera passò su di lui.
Gli ricordò una snervante bambinaia scozzese che aveva avuto da ragazzino. Fino a quando suo padre non la infastidì una volta di troppo e lei se ne andò. Gli ci erano voluti anni per liberare la dimora da tutte le trappole a fattura che si era lasciata dietro, e nessuna di loro avrebbe torto un capello a Lucius, cosa che fece arrabbiare ancora di più suo padre. Era stato abbastanza divertente da guardare, non che la cosa gli fosse sfuggita. Dopo tutto, suo padre praticava la Cruciatus per divertimento. Su chiunque. Incluso il suo erede, se era abbastanza arrabbiato.
Piano piano si rese conto che era zitta, e Molly gli stava donando un altro snervante sorriso. Ansimò, poi nascose la leggera perdita di compostezza con una smorfia.
La folle donna rise. Davvero gli rise in faccia. Lucius la fissò, senza fare una piega. Poi con suo estremo orrore lei si chinò in avanti e gli diede un bacio blando sulla guancia, come se fosse un bambino di quattro anni. Se non aveva ingollato la lingua a quelle azioni era un miracolo. Stordito e senza parole, non poté fare altro che giacere là e attendere fino a quando lei non avesse desistito e fosse tornata dal marito.
Che in risposta gli diede un 'occhiata rivoltante e compassionevole. Con un placido sbuffare, Lucius chiuse gli occhi, si voltò su un fianco, e li ignorò entrambi. Per sua fortuna, Arthur venne lasciato alle sue cure, e lasciarono l'infermeria. Se fossero restati più a lungo - se quella donna avesse osato di nuovo posare le labbra - al diavolo la conversione al lato della Luce, li avrebbe affatturati entrambi.
Cercò di non pensare a quanto fossero state calde le labbra sulla sua pelle. Non era uomo da colpo di fulmine. Era passato tantissimo tempo dall'ultima volta che qualcuno lo aveva toccato con qualcosa che non fosse calcolo, e viceversa per lui. Era… snervante.
Dopo una lunga ora in cui fece finta di dormire, l'infermeria fu davvero silenziosa. Lucius aprì gli occhi e si rotolò in modo da fronteggiare la stanza.
Poi diede in una piccola scossa scoprendo il figlio, seduto nella sedia accanto al letto, e sembrava solenne in modo inusuale. Lucius si schiarì la gola.
"Figlio," iniziò, poi sentì la gola chiudersi quando Draco prese un respiro profondo.
"E' vero? Hai cambiato alleanze… per proteggermi ?" Sembrò colpito da quel pensiero. "E' perché mamma è stata uccisa ?"
Questo fu più duro di quanto Lucius non avesse anticipato. C'era poco amore tra lui e la moglie, ma c'era no state mete comuni e rispetto condiviso. E Draco amava la mamma, come lei amava lui. Lucius protese la mano e sfiorò il dorso della mano del ragazzo.
"Ho fatto quello che ho fatto per tutti noi," disse alla fine. "L'Oscuro Signore è diventato pericoloso. I suoi obiettivi sono diventati troppo distanti dai nostri. Eri in pericolo imminente, vero, ma non devi sentirti responsabile delle mie scelte. La nostra famiglia è sopravvissuta poiché facciamo il nostro meglio per proteggere noi e ciò in cui crediamo. Voldemort non difende più quello in cui crediamo, e stava per sacrificare mio figlio per la sua bella vendetta." La voce tremò di rabbia nel dire quelle parole, e si fermò un istante per riprendere il controllo.
Draco approfittò della pausa per chiedere, "E la mamma?"
"Tua mamma era consapevole e ha dato grosso aiuto ai miei sforzi," assicurò Lucius a Draco. "Ti amava, e avrebbe fatto di tutto, sacrificato ogni cosa, per tenerti al sicuro."
"Anche sé stessa," sussurrò Draco.
"Anche sé stessa," affermò Lucius.
L'aria smarrita sulla faccia di Draco portò Lucius a fare quello che non aveva fatto da quando il ragazzo non era più un infante, e lo strinse tra le braccia. Lo strinse mentre in silenzio lamentava la madre, e Lucius attese fuori della tempesta. Aveva piani da fare, nuove alleanze da stringere, una vita nuova da creare.
E più d'ogni altra cosa, aveva un nemico da uccidere.


 

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situazioni di guera
di brendaantrim1, 22:37



Passò quasi una settimana prima che la Pomfrey dichiarasse che Lucius stava bene abbastanza da lasciare l'infermeria. Si era tenuto in reclusione, e le uniche persone che sapessero che era a Hogwarts erano suo figlio, il migliore amico, la coppia Weasley e tre persone della Facoltà che erano nell'infermeria quando si era trasformato dalla forma animagus. Dumbledore, la McGonagall e la medistrega avevano messo forti voncoli di sicurezza, e né Arthur né Molly avrebbero cacciato parola, e nonostante le dicerie selvagge che si erano diffuse nella scuola , nessun altro sapeva della sua presenza a scuola.
Eccetto, ovvio, Voldemort e ogni suo Mangiamorte, che adesso senza dubbio si stavano contendendo per ricevere la ricompensa dell'Oscuro Signore messa su di lui.
Il che portava all'attuale riunione. L'ordine del giorno era semplice: cosa fare di Lucius? Ognuno aveva la sua opinione, e Dumbledore lasciò tutti buttare lì idee fin quando la bacchetta di Lucius non prese a sfrigolare. Le fatture si formavano dietro i suoi denti, pronte a essere lanciate. Severus gli scoccò un'occhiata maliziosa, e Lucius seppe che almeno una persona nella stanza era consapevole di quanto tutti gli altri fossero prossimi a beccarsi una fattura.
La sua sopportazione aveva raggiunto il limite. Fu quasi sul punto di scattare, ma come se Dumbledore potesse leggere la mente, il vecchio stregone si schiarì la gola. Il silenzio, benedetto silenzio, cadde.
"Siamo chiari su quello che deve essere fatto, e questo, anche se non sappiamo precisamente come attuarlo," disse, con un tono che non tollerava discussioni e non ne ricevette. "Dobbiamo proteggere la nostra gente. Severus e Lucius devono rimanere nella scuola, per la propria sicurezza. Per il mondo là fuori, verrà fatto credere che Lucius sia andato disperso; Draco erediterà i beni dei Malfoy, ed è necessario che non cada nelle mani di Voldemort, sia per il suo bene sia perché potrebbe essere usato coma arma contro Lucius e estendersi all'Ordine."
Le orecchie di Lucius pizzicarono a questo, ma prima che potesse cercare spiegazioni, Dumbledore proseguì.
"Dobbiamo tenere all'oscuro chiunque non sia dell'Ordine sul… talento insolito di Harry che respinge gli incantesimi su Voldemort. Potrebbe essere l'arma che stiamo cercando e che da tanto è sotto i nostri nasi. Sarebbe un'illuminazione, scoprire gli effetti delle … attività… dell'ultima notte su Voldemort stesso."
Un tentativo di discussione venne sollevato con facilità da una mano alzata. Dumbledore ammiccò, facendo nascere in Lucius una smorfia che davvero non riuscì a trattenere. Nessun altro la vide, e Dumbledore si limitò ad ammiccare di più in risposta.
"Infine, Lucius deve stare in copertura. E' stato di valore inestimabile per le nostre fatiche, in passato, e non ho dubbio che sarà una risorsa inestimabile per noi nel futuro."
"E come possiamo fare, Albus?" chiese la McGonagall. "Non è proprio incorporeo."
Lucius stava cercando di capire se fosse stato complimentato o insultato dalla vecchia pipistrella quando Severus rispose, "Lupin ha un animaletto. Anche io potrei."
Quello deragliò il treno dei suoi pensieri. Lucius fissò Severus, basito, e ricevette una smorfia che rivaleggiò la sua, in risposta. Severus si protese verso di lui e sussurrò, "Questo sarà divertente."
"Hai passato troppo tempo nei sotterranei a respirare fumi," rispose Lucius, cercando di immaginarsi come tutto questo potesse considerarsi 'divertimento'.
"E' deciso allora," dichiarò Dumbledore. "Lasceremo che Severus e Lucius si sistemino."
Con un ultimo sorriso fin troppo divertito se ne uscì dall'Infermeria, la McGonagall al suo fianco, ancora scoccava occhiate poco convinte alle sue spalle, a Lucius. La Pomfrey prese a muoversi di nuovo, e Lucius si spostò dalla sua strada.
Con un sospiro, Lucius disse a Severus, "Non pensare nemmeno di lontano di mettermi un collare, o ti stacco la testa a morsi." Cambiando forma in lince, seguì il suo nuovo 'padrone' fuori della porta.
A metà strada per i sotterranei, Lucius sentì il pelo rizzarsi. Cane. E peggio. Lupo. Le orecchie si appiattirono e la pelliccia si arruffò. La coda si gonfiò e prese a ondeggiare avanti e indietro. Dal petto gli uscì un basso ruggito.
Remus Lupin ed un grosso cane nero voltarono l'angolo. Lupin ebbe abbastanza buon senso da fermarsi e guardare, e con sua incredulità, la lince si accucciò accanto alla gamba di Severus.
"Cosa mai succede?" chiese.
"Il mio nuovo animale domestico. Ehm, Whiskers," rispose Severus, guardandosi il naso.
Nel frattempo il cane, stupido come era, si era proteso verso Lucius, e cercava di apparire minaccioso. Lucius lo guardò. Il cane si impettì e grugnì.
Lucius gli diede un colpo sbieco lungo il naso. Con gli artigli del tutto sguainati.
I guaiti risuonarono tra le pareti, il cane rintanò la coda tra le zampe posteriori e corse nella direzione opposta. Remus guardò il cane sparire, poi si voltò per affrontare Lucius.
"Whiskers, eh ?" chiese Remus. "E'... amabile. Buonasera, Severus." Si girò sui tacchi e seguì il cane scappato, con un'espressione pensosa sulla faccia.
Severus diede una risata chioccia, piuttosto maliziosa, e continuò verso le sue, adesso loro, camere. Una volta dentro al sicuro, con le barriere di privacy e anti rumore attivate, Lucius si trasformò e scrutò l'amico.
"Whiskers?" chiese, il gelo colava da quelle parole.
"Ti dissi che sarebbe stato divertente," disse Severus, ignorandolo, e ancora ridacchiava. "Penso che potrebbe essere l'inizio per una specie di rivincita da tanto tempo attesa."
Lucius pensò alla cosa per un lungo momento, poi si lasciò scappare un'alzata di spalle. "Puoi aver ragione. Questo può essere divertente dopo tutto."
Non era una situazione che aveva programmato, ma quella era la bellezza dei piani. Potevano sempre venire cambiati.

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Qua l'Originale : http://www.bantrim.net/Contingencies.htm
LEGGI DELL? ALTRO http://indice.beeplog.it/

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